Quattro giorni intensi di Cinema, cultura ed appuntamenti. Circa 10.000 presenze. Ottantotto eventi tra proiezioni, incontri, concerti, masterclass, percorsi urbani e dialoghi. Numeri che raccontano qualcosa di più di un semplice bilancio: raccontano una città che ha smesso, per qualche giorno, di guardarsi soltanto dall’interno.
La nona edizione di Mònde – Festa del Cinema sui Cammini si è chiusa lasciando a Foggia qualcosa di difficile da misurare ma facile da sentire. Quella vibrazione che Luciano Toriello, direttore artistico del festival, ha saputo nominare con esattezza: «Ho visto persone incontrarsi, ascoltare, discutere, emozionarsi».

Ciò che ha reso questa edizione d’impatto non è soltanto la qualità del programma, già di per sé notevole, ma la qualità delle presenze. Terry Gilliam, Matthew Modine, Kevin Spacey nomi di spicco del cinema mondiale che, fino a pochi anni fa, sembravano destinati ad altri palcoscenici. E invece sono arrivati a Foggia, grazie anche al lavoro di Silvia Bizio, referente per la nuova sezione internazionale, che ha contribuito a costruire ponti là dove spesso si vedono solo distanze.
In un territorio che troppo spesso si racconta come periferia geografica, culturale, economica, ospitare figure del calibro di Gilliam e Modine significa qualcosa che va oltre la cronaca festivaliera.

Matthew Modine ha ricevuto il Premio L’imprevisto – Mònde 2026, e la motivazione del riconoscimento dice forse più del premio stesso: «La sua presenza nelle strade di Foggia, il dialogo diretto con le persone e la naturale semplicità con cui ha vissuto la città hanno rivelato non solo il grande artista, ma anche l’uomo». Chi era lì lo sa. Chi non c’era può intuirlo. C’è una differenza enorme tra un ospite che partecipa a un festival e un ospite che vive un festival.

A Terry Gilliam è andato il Premio alla Carriera: visionario, irriducibile, da sempre capace di fare del cinema un territorio di libertà e resistenza. A Kevin Spacey l’Honorary Mònde Award 2026, per un’intensità interpretativa che ha lasciato tracce indelebili nel cinema e nel teatro contemporanei.

Ma Mònde non è soltanto la costellazione degli ospiti internazionali. È anche, e forse soprattutto, il tessuto italiano e pugliese che lo attraversa. Margherita Buy, premiata con il Premio Speciale Maria Marcone per Volare, sua opera prima da regista. Maurizio Nichetti, Premio Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, per aver dimostrato che il viaggio nel cinema può essere «invenzione, gioco, libertà dello sguardo». Lino Musella, Premio per il contributo artistico Mònde 2026, con le parole dei David di Donatello ancora nell’aria, parole che ricordano che l’arte, quando è autentica, è sempre un atto politico.
E poi i premi alle opere, alla nuova generazione, ai cortometraggi: da Sea Sisters di Brunella Filì a Il bisticcio del riccio meticcio di Céline Lancini, da Joe’s Back di Claudia Cassandro a Le cose che rimangono di Lorenzo Lo Muzio, giovane autore pugliese premiato nell’ambito della collaborazione con NewFilmmakers Los Angeles. Foggia, ponte tra Puglia e California: non è retorica, è un dato.
È su questa ultima immagine che vale la pena sostare. Un giovane autore del territorio che ottiene visibilità internazionale grazie a un festival che nasce e cresce in una città spesso esclusa dai circuiti che contano.
Foggia ha dimostrato di avere un pubblico «caloroso e attento». Ha dimostrato di saper accogliere il mondo senza esserne sopraffatta. Il passo successivo, quello che ci auguriamo con tutto il cuore, è che questa energia diventi infrastruttura permanente per le maestranze locali, per i giovani artisti, per chi lavora nell’audiovisivo e nella cultura e fatica a trovare spazi in cui essere riconosciuto, per chi ha lavorato ostinatamente dietro le quinte per realizzare tutto questo.
Aspettiamo di poter vivere anche la prossima edizione del Festival, curiosi di sapere chi saranno i prossimi ospiti in arrivo in Capitanata.
