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MARRACASH, CON STATUS VI INSEGNO A ESSERE RIBELLI

DiChristian D'antonio

Gen 20, 2015

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Fabio Bartolo Izzo entra in stanza con la spocchia tipica di chi ha alle spalle anni di militanza nei rap puro, quello dove non si guarda in faccia a nessuno e ci si permette di preferire la strada alla tv. In arte si chiama Marracash e non compare nei negozi di dischi da 3 anni.

Oggi rientra in con un album, Status, che è probabilmente il più “scritto” della sua decennale carriera. Ecco spiegata l’anticipazione eccitata della stanza piena. E del suo muso duro: “Il disco parla di me, è un disco fluviale pieno di testo e non se ne frega delle leggi del mercato. Sono stato via ma è come se ci fossi sempre stato. In tre anni ho fatto il rapper accanto alla generazione Y, quella dei nuovi, ho partecipato alla canzone Brivido che secondo me è il singolo emblema di questi ultimi anni. Poi ho aperto anche un’etichetta e una linea di abbigliamento, quindi sono stato sempre presente”. Ma questa è la vera rentrèe, con un album “che è sempre più una raccolta di pezzi e collaborazione che prima escono qua e là e poi si raccolgono”.

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Foto: Christian D’Antonio

Marracash sa di avere gli occhi addosso in un momento un cui in Italia l’hip hop vende tanto ed è esposto. Sa che Fedez non si reputa un rapper? “Ah non lo sapevo – risponde facendo uno dei rari sorrisi dell’incontro – e se lo dice lui…io non voglio aggiungere niente, non è in discussione il mio genere, gli altri sono responsabili di averlo fatto diventare noioso come il pop. Io non ho niente contro il mainstream ma se vuoi fare rap non puoi sacrificare la metrica in nome di un posto in classifica”. Quindi in Italia al momento non ci si trova molto bene? “Ho io mio posto e ho chiamato Tiziano Ferro e Neffa a collaborare nell’album perché loro arrivano da quel tipo di scrittura dove la metrica è importante. Che senso ha fare hip hop oggi? Lo trovo importante perché se parli a gente che ha 20 anni gli devi insegnare a essere ribelli. Bisogna essere di rottura e me lo ripeto sempre. Ho rischiato per qualche tempo di diventare troppo simile a quello che odiavo”. Nei 18 brani del disco (mixato dal braccio destro di Kanye West, Anthony Kilhoffer – ci sono dei featuring importanti (Fabri Fibra, Guè, Peso, Coez e Salmo) e anche temi che faranno parlare molto.

Una canzone in particolare, Sushi e Cocaina è una bella denuncia del degrado di Milano, città in cui vive, nell’anno della vetrina di Expo che rischia di far sembrare la città appiattita in una vetrina superficialmente perfetta. “Ho la possibilità di parlare di quello che voglio con la maturità dei 35 anni. E mi rendo conto che tutto ha un tempo. Quando ho fatto un duetto con una stella dei talent, Giusy Ferrei, era il 2010 e i talent non erano così cool. Mi hanno pure offerto la giuria di X Factor quando era ancora in Rai e ho rifiutato. Ora è una cosa accettabile. Ma non accetto altre cose, tipo andare in posti come Amici. Scelgo a chi rivolgermi e a chi parlare di cosa e secondo me il mio pubblico rispetta queste scelte”.

Christian D’Antonio

Christian D'antonio

Christian D'Antonio (Salerno, 1974) osserva, scrive e fotografa dal 2000. Laureato in Scienze Politiche, è giornalista professionista dal 2004. Redattore di RioCarnival. Attualmente lavora nella redazione di JobMilano e collabora con Freequency.it Ha lavorato per Panorama Economy, Grazia e Tu (Mondadori), Metro (freepress) e Classix (Coniglio Ed.)